domenica 13 giugno 2010


[12/06/2010 7.34.54] pino1.sa: dalla prima lettera di S.Paolo apostolo ai tessalonicesi (Cap.2.
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1Voi stessi infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata vana. 2Ma dopo avere prima sofferto e subito oltraggi a Filippi, come ben sapete, abbiamo avuto il coraggio nel nostro Dio di annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. 3E il nostro appello non è stato mosso da volontà di inganno, né da torbidi motivi, né abbiamo usato frode alcuna; 4ma come Dio ci ha trovati degni di affidarci il vangelo così lo predichiamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. 5Mai infatti abbiamo pronunziato parole di adulazione, come sapete, né avuto pensieri di cupidigia: Dio ne è testimone. 6E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. 7Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. 8Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.
9Voi ricordate infatti, fratelli, la nostra fatica e il nostro travaglio: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno vi abbiamo annunziato il vangelo di Dio. 10Voi siete testimoni, e Dio stesso è testimone, come è stato santo, giusto, irreprensibile il nostro comportamento verso di voi credenti; 11e sapete anche che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, 12incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.
13Proprio per questo anche noi ringraziamo Dio continuamente, perché, avendo ricevuto da noi la parola divina della predicazione, l'avete accolta non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete.

Commento:
non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio : una delle tentazioni che affligge chi annunzia la Parola di Dio è annacquarla quando il messaggio è troppo forte e si ha paura di urtare la sensibilità degli ascoltatori e quasi si vorrebbe, così facendo, trarre consenso e compiacimento da quello che si propone; altro rischio è invece compiacersi di svolgere il ruolo di annunciatore della Parola di Dio e facilmente si può cadere nell'atteggiamento del fariseo che pregava al tempio e diceva: “...ti ringrazio o Dio che non sono come questi altri..” (Lc 18,9-14)
la chiamata al regno di Dio e la partecipazione alla Sua piena manifestazione richiede una dignità della persona che scaturisce da una adesione: consapevole ed esplicita, se si ha avuto, in vita, la fortuna che qualcuno, ci abbia parlato di Gesù, che lo Spirito ci abbia messo dentro la curiosità di conoscerLo e di accettarne liberamente il messaggio, oppure inconsapevole ed implicita scaturita da una libera esecuzione della legge morale avvertita dall'uomo in se stesso.
La Parola di Dio accettata ed accolta dall'uomo, non necessariamente integralmente e preventivamente compresa, ha in se una forza che genera crescita nel rapporto, quasi come se avesse un agire autonomo come il pizzico di lievito nell'enorme massa di impasto o il seme operante nella buona terra anche quando il contadino dorme.
[12/06/2010 7.38.43] pino1.sa: Cap.2 versetti 1-13) Commento/riflessione di Pino Vangone

1 commento:

  1. Bisogna fare entrare lel nostro cuore la parola del maestro,ma non lo ascoltiamo siamo sempre pieni di presunzione, pronti a farci del male l'uno con l'altro.Facciamo posto nel nostro cuore alla parola di Dio, ascoltiamo i suoi insegnamenti, vogliamoci bene gli uni con gli altri ecco la pienezza della sua parola.

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