sabato 26 febbraio 2011

BUONA DOMENICA


Buona domenica se cosi si puo' dire dopo aver letto la triste notizia della piccola yara, Lascio solo un commento e una preghiera per fa si che il Signore la accolga nelle sue braccia facendole dimenticare le sofferenze che la vita terrena gli a dato. Riposa piccola creatura.lasciati cullare dal canto degli angeli.
Nn mi nascondo nel dire che mi sono cadute le lacrime per questa creatura, per mesi l'hanno cercata e lei era li a pochi chilometri da casa,povera piccina li sola al freddo ora nn basteranno le calde lacrime dei suoi genitori a scaldare quel corpicino inerte,ai suoi assassini gli darei una morte lenta che sarà o saranno loro stessi a chiedere di morire velocemente. scusate il mio sfogo ma per me sono cose inammissibili, uccidere una creatura indifesa spero solo che nn hanno toccato il suo corpo con le loro mani luride. MIMMA

lunedì 21 febbraio 2011

Chiedo perdono a Pino

MI SONO DISTRATTA E NN HO MESSO TTO IL CONTENUTO CHE IL CARO MI AVEVA MANDATO
NON IMPORTA SE LO SCRIVO IL GIORNO DOPO IL PENSIERO VALE LO STESSO.
GRAZIE PINO PEI IL LAVORO CHE FAI PER ME. TVB
[18/02/2011 9.37.36] pino1.sa: Dalla 1^ lettera di San Paolo apostolo a Timoteo (Capitolo. 1,18; capitolo 2 versetti 1-15)

18Questo è l'avvertimento che ti do, figlio mio Timòteo, in accordo con le profezie che sono state fatte a tuo riguardo, perché, fondato su di esse, tu combatta la buona battaglia 19con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l'hanno ripudiata hanno fatto naufragio nella fede; 20tra essi Imenèo e Alessandro, che ho consegnato a satana perché imparino a non più bestemmiare.
2
1Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, 2per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. 3Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, 4il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. 5Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, 6che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l'ha data nei tempi stabiliti, 7e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo - dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verità.8Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese.9Alla stessa maniera facciano le donne, con abiti decenti, adornandosi di pudore e riservatezza, non di trecce e ornamenti d'oro, di perle o di vesti sontuose, 10ma di opere buone, come conviene a donne che fanno professione di pietà.11La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. 12Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. 13Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; 14e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. 15Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.

BUONGIORNO AMICI BUON INIZIO DI SETTIMANA

bene vi lascio con 2 parole x farvi trascorrere 1 ottima settimana
Il lunesi sei stanco della domenica,
allora inizio martedi,
il martedi sono stanco del lunedi,
allora inizio mercoledi,
il mercoledi sono stanco del martedi,
allora inizio giovedi,
il giovedi sono stanco del mercoledi,
allora inizio il venerdi,
il venerdi sono stanco del giovedi,
allora inizio sabato,
il sabato sono stanco del venerdi,
allora inizio domenica,
NO!
domenica e' il riposo del Signore
quindi mi riposo anche io.
BUON INIZIO SETTIMANA.

sabato 19 febbraio 2011

SERENA DOMENICA

Santo del giorno
Oggi si festeggia S.Eleuterio di tournai.
pensiero di Pino

Commento di Pino Vangone:

Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità: rapportarsi con Dio nella preghiera è una esigenza primaria del cristiano che sa che pregare per il bene di qualcuno è come affiancare il pensiero di Dio che già desidera ed opera per il meglio, comunque tale affiancamento e vicinanza beneficia innanzitutto chi prega, anche se chiede per altri. Sembrerebbe, quindi inutile la preghiera, tanto già ci pensa Dio e quindi, vano l'invito di Gesù e di s. Paolo di pregare incessantemente e prima di ogni cosa, ed invece la preghiera è il momento più alto della vita dell'uomo, che si pone in contatto diretto con il proprio creatore, quasi a condividerne, umanamente parlando, le gioie e/o le preoccupazioni.

Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità: ecco la risposta alla esigenza di pregare: Dio vuole che preghiamo per portarci alla salvezza eterna! e quale luogo è più opportuno per conoscere la Verità se non quello di mettersi in contatto con Gesù che la Verità l'incarna in se stesso? Del resto se studiamo la vita dei santi scopriamo come essi dedicano molto tempo alla preghiera ed al colloquio con Dio, e non di rado ciò li ha portati in uno stato di estasi.

uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù: il cristiano anche quando non riesce a corrispondere appieno ai suggerimenti dello Spirito, ha nella conoscenza dell'umanità di Gesù un porto sicuro dove poter approdare per confidare le proprie difficoltà, le proprie paure, ben sapendo che Gesù ha sperimentato sulla propria pelle, in via diretta, tutte le sensazioni e le problematiche umane, non sottraendosi neanche alla morte ed alla morte di croce.

INNO ALL'AMORE


SOGNO
Le tue labbra mi sfiorano come un alito di vento,
Un brivido lungo la schiena,
poi invade il mio corpo.
Chi sei!!
ho dolce angelo silenzioso che mi doni il tuo amore.
Chi sei!!
dolce creatura venuto dal nulla come la brezza del mattino.
Ti ho cercato,
solo ora sei arrivato?
Lasciami sognare ad occhi aperti,
lasciami vivere questo istante,
non svegliarmi,
ma non andare via!
dimmi,
SEI MIA.
MIMMA

mercoledì 16 febbraio 2011

NINNA NANNA AL CUCCIOLOTTO


Nanna-òh, nanna-òh,
questo bimbo a chi lo do?
Lo darò al Bobo nero
che lo tenga un anno intero?
Lo darò alla Befana
che lo tenga una settimana?
Lo darò a San Giovanni
che lo metta sotto i panni?
Lo darò a San Michele
che lo metta nel paniere?
Nanna-òh, nanna-òh,
questo bimbo a chi lo do?
Lo darò alla sua mamma
che lo metta a far la nanna.

RITORNO IN SEDE


Ciaoooooooooooo
Eccomi di ritorno dopo tanto silenzio ma capitemi aspettavamo lui, il nostro cucciolo, eccolo nelle immagini dopo 10 minuti dalla sua nascita, bello vero? ci a fatto l'onore di nascere il 25 dicembre, in verità ci ha scombussolato la giornata ma che importa lui è qui con noi.
Sapete dopo il mio trasferimento a r. emilia ero molto triste xkè avevo lasciato i miei gemelli a taranto, la casa era vuota, ma all'improvviso e entrato il sole,credetemi nn chiuderò più le finestre xkè questo sole mi scalda la vita.

sabato 4 dicembre 2010

buona domenica



"GESU' DI NAZARET" DI JOSEPH RATZINGER-BENEDETTO XVI

La parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro (Lc 16,19-31)

In questa storia ci troviamo un’altra volta di fronte a due figure contrastanti: il ricco che gozzoviglia nella sua agiatezza e il povero che non può nemmeno afferrare i bocconi che i ricchi crapuloni buttano dal tavolo, i pezzetti di pane con cui i commensali, secondo il costume del tempo, si pulivano le mani e che poi buttavano via. I Padri, in parte, hanno inquadrato anche questa parabola nello schema dei due fratelli applicandola al rapporto tra Israele (il ricco) e la Chiesa (il povero Lazzaro), perdendo però in questo modo la tipologia completamente diversa che qui è in gioco.

Lo si vede già nella differente conclusione. Mentre i testi sui due fratelli restano aperti, terminando come domanda e invito, qui viene descritta la fine irrevocabile di entrambi i protagonisti.

Come sfondo che schiude a noi la comprensione di questo racconto dobbiamo considerare la serie di Salmi nei quali si leva a Dio il lamento del povero che vive nella fede in Dio e nell’obbedienza ai suoi comandamenti ma conosce solo sventura, mentre i cinici che disprezzano Dio passano da un successo all’altro e godono tutta la felicità della terra. Lazzaro fa parte di quei poveri, la cui voce udiamo per esempio nel Salmo 44: «Ci hai resi la favola dei popoli, su di noi le nazioni scuotono il capo. [...]Per te ogni giorno siamo messi a morte, stimati come pecore da macello» (v. 15-23; cfr. Rm 8,36). L’antica sapienza di Israele si fondava sul presupposto che Dio premia il giusto e punisce il peccatore, che cioè al peccato corrisponde l’infelicità e alla giustizia la felicità. Almeno dal tempo dell’esilio, questa sapienza era entrata in crisi.

Non solo Israele come popolo nel suo insieme pativa più dei popoli che lo circondavano, che lo avevano costretto all’esilio e lo opprimevano, anche in ambito privato diventava sempre più evidente che il cinismo è vantaggioso e che, in questo mondo, il giusto è destinato alla sofferenza. Nei Salmi e nella tarda letteratura sapienziale assistiamo alla faticosa ricerca di sciogliere questa contraddizione, a un nuovo tentativo di diventare «saggi», di comprendere la vita in modo corretto, di trovare e intendere in modo nuovo Dio, che sembra ingiusto o del tutto assente.

Uno dei testi più penetranti di questa ricerca, il Salmo 73, sotto certi aspetti può essere considerato come lo sfondo culturale della nostra parabola. Vediamo quasi stagliarsi innanzi a noi la figura del ricco epulone, del quale l’orante – Lazzaro – si lamenta: «Ho invidiato i prepotenti, vedendo la prosperità dei malvagi. Non c’è sofferenza per essi, sano e pasciuto è il loro corpo. Non conoscono l’affanno dei mortali [...]. Dell’orgoglio si fanno una collana [...]. Esce l’iniquità dal loro grasso [...]. Levano la loro bocca fino al cielo [...]. Perciò seggono in alto, non li raggiunge la piena delle acque. Dicono: "Come può saperlo Dio? C’è forse conoscenza nell’Altissimo?"» (Sal 73,3-11).

Il giusto sofferente guarda Dio

Il giusto che soffre e vede tutto ciò corre il pericolo di smarrirsi nella sua fede. Davvero Dio non vede? Non sente? Non lo preoccupa la sorte degli uomini? «Invano dunque ho conservato puro il mio cuore [...]poiché sono colpito tutto il giorno, e la mia pena si rinnova ogni mattina. [...]Si agitava il mio cuore» (Sal 73,13s.21). Il cambiamento improvviso sopraggiunge quando il giusto sofferente nel santuario volge lo sguardo verso Dio e, guardandolo, allarga la sua prospettiva. Adesso vede che l’apparente intelligenza dei cinici ricchi di successo, osservata alla luce, è stupidità: questo genere di sapienza significa essere «stolti e non capire», essere «come una bestia» (cfr. Sal 73,22). Essi rimangono nella prospettiva delle bestie e hanno perduto la prospettiva dell’uomo che va oltre l’aspetto materiale: verso Dio e la vita eterna.

A questo punto ci tornerà alla memoria un altro Salmo, in cui un perseguitato dice alla fine: «Sazia pure dei tuoi beni il loro ventre, se ne sazino anche i figli [...]. Ma io per la giustizia contemplerò il tuo volto, al risveglio mi sazierò della tua presenza» (Sal 17,14s). Qui si contrappongono due generi di sazietà: la sazietà dei beni materiali e il saziarsi «della tua presenza», la sazietà del cuore mediante l’incontro con l’amore infinito. «Al risveglio», ciò rimanda, in definitiva, al risveglio alla vita nuova, eterna, ma si riferisce anche a un «risveglio» più profondo già in questo mondo: il destarsi alla verità, che già fin d’ora dona all’uomo una nuova sazietà.

Di questo destarsi nella preghiera parla il Salmo 73. Ora, infatti, l’orante vede che la tanto invidiata felicità dei cinici è solo «come un sogno al risveglio»; vede che il Signore, quando sorge, fa «svanire la loro immagine» (Sal 73,20). E adesso l’orante riconosce la vera felicità: «Ma io sono con te sempre: tu mi hai preso per la mano destra. [...] Chi altri avrò per me in cielo? Fuori di te nulla bramo sulla terra. [...] Il mio bene è stare vicino a Dio» (Sal 73,23.25.28).

Queste non sono soltanto belle parole per far sperare nell’aldilà, bensì è il destarsi alla percezione della vera grandezza dell’essere uomo, della quale naturalmente fa parte anche la vocazione alla vita eterna.

Ogni invidia è superata

Con ciò solo apparentemente ci siamo allontanati dalla nostra parabola. In realtà, con questa storia il Signore ci vuole introdurre proprio nel processo del «risveglio» che ha trovato la sua espressione nei Salmi. Non si tratta di una condanna meschina della ricchezza e dei ricchi, generata dall’invidia. Nei Salmi su cui abbiamo brevemente riflettuto ogni invidia è superata: anzi, all’orante si rende ovvio che l’invidia per questo genere di ricchezza è stolta, perché egli ha conosciuto il vero bene.

Dopo la crocifissione di Gesù incontriamo due uomini benestanti – Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea – che hanno trovato il Signore e sono persone che stanno «risvegliandosi». Il Signore ci vuole condurre da un’intelligenza stolta alla vera sapienza, ci vuole insegnare a riconoscere il vero bene. E così, anche se ciò non si trova nel testo, possiamo in base ai Salmi dire che il ricco epulone già in questo mondo era un uomo dal cuore vuoto, che nei suoi stravizi voleva solo soffocare il vuoto che era in lui: nell’aldilà viene solo alla luce la verità che era ormai presente anche nell’aldiqua. Naturalmente questa parabola, risvegliandoci, è al contempo anche un’esortazione all’amore che dobbiamo donare ora ai nostri fratelli poveri e alla responsabilità nei loro confronti – su ampia scala, nella società mondiale – così come nell’ambito ridotto della nostra vita di tutti i giorni.

La richiesta di segni

Nella descrizione dell’aldilà, che segue poi nella parabola, Gesù si attiene ai concetti correnti nel giudaismo del suo tempo. Pertanto non è lecito forzare questa parte del testo: Gesù adotta gli elementi immaginifici preesistenti senza con questo elevarli formalmente a suo insegnamento sull’aldilà. Approva, tuttavia, chiaramente la sostanza delle immagini. Pertanto non è privo d’importanza il fatto che Gesù riprenda qui le idee dello stato intermedio tra morte e risurrezione, che ormai erano diventate patrimonio comune del giudaismo. Il ricco si trova nell’Ade come luogo provvisorio, non nella «geenna» (l’inferno), che è il termine per lo stato definitivo.

Gesù non conosce una «risurrezione nella morte». Ma, come detto, non è questo il vero insegnamento che il Signore ci vuole trasmettere con questa parabola. Come ha illustrato in modo convincente Jeremias, si tratta piuttosto, in un secondo vertice della parabola, della richiesta di segni.

L’uomo ricco dice dall’Ade ad Abramo quello che, allora come oggi, tanti uomini dicono o vorrebbero dire a Dio: se vuoi che ti crediamo e che conformiamo la nostra esistenza alla parola di rivelazione della Bibbia, allora devi essere più chiaro. Mandaci qualcuno dall’aldilà che ci possa dire che è davvero così. Il problema della richiesta di segni – la pretesa di una maggiore evidenza della rivelazione – pervade l’intero Vangelo. La risposta di Abramo, come, al di fuori della parabola, quella di Gesù alla richiesta di segni da parte dei suoi contemporanei, è chiara: chi non crede alla parola della Scrittura, non crederà nemmeno a uno che venga dall’aldilà. Le verità più sublimi non possono essere costrette alla stessa evidenza empirica che, appunto, è propria solo della dimensione materiale.

Abramo non può mandare Lazzaro nella casa paterna dell’uomo ricco. Ma ora ci viene in mente una cosa che ci colpisce. Pensiamo alla risurrezione di Lazzaro di Betania, narrata nel Vangelo di Giovanni. Che cosa succede? «Molti dei Giudei [...]credettero in lui», ci racconta l’evangelista. Vanno dai farisei e riferiscono l’accaduto. Il Sinedrio si riunisce per discuterne. La faccenda, in quella sede, viene considerata sotto l’aspetto politico: un movimento del popolo, che può risultarne, potrebbe chiamare in causa i romani e generare una situazione pericolosa. Così si decide di uccidere Gesù: il miracolo non porta alla fede bensì all’indurimento (Gv 11,45-53).

mercoledì 1 dicembre 2010

NEVE CHE CADE



Neve che cadi e che porti letizia

non dirmi che rimi solo con liquirizia.

Ma anche se fosse l'unica rima,

io sono contento, assai, più di prima !



Ecco la neve che cade dal cielo,

cade sui monti e porta il suo gelo,

cade su tutto e non so come sia

a tutti i bambini lei porta allegria.



Dalle nuvole scendono fiocchi ovattati,

dalla Terra salgono sguardi beati,

sguardi sinceri, sguardi piccini,

la gioia di sempre, di tutti i bambini.



Gioia fatta di poco, di sola allegria,

e scende nel cuore

con la stessa freschezza,

di un fiocco di neve o di una carezza.

QUANTA NEVE



Forse noi uomini abbiamo un grande bisogno di incanto, di meraviglia, di intimità, di calore, di sogno, di allegria, di gioco ...

e la neve viene forse a colmare questa sete.

La neve muta i contorni delle cose, dà loro una "veste" diversa, pacificata, sembra sospendere il tempo e lo spazio, rapisce dal "normale" succedersi delle cose.

L'aridità del nostro tempo è talmente palpabile, da coinvolgere e muovere anche la natura.

Chissà che la Terra non risponda, per vitale necessità, con un "eccesso" di MAGIA e di INCANTO ?!