martedì 26 aprile 2011

LETTERA AGLI AMICI










Ciao come state?
Vi scrivo questa lettera perchè non riesco ad esprimermi a parole,
vi dico GRAZIE per quello che avete fatto e che state facendo per me.
Una sera mi è stato comunicato una notizia terribile per me,in un solo istante sono precipitata in un baratro, o cercato di risalire con le mie forze ma non ci sono riuscita, improvvisamente siete apparsi voi e con tutte le vostre forze avete cercato di tirarmi su,ma io non avevo voglia perchè quando ti dicono, ( fra circa due anni lei sarà cieca? ) non è facile avere voglia di vivere pensando che non vedrai più la luce del sole, non vedrai l'arcobaleno ne i tuoi cari e soprattuto non vedrai i tuoi nipotini,e non scriverai più, non leggerai più, e poi non chatterai con i tuoi amici che per anni siete stati allegri burloni.
Ma due di loro che conoscevo sin dall'inizio della mia entrata in eldy mi hanno comunicato che sarebbero venuti a trovarmi, per me e mio marito e stata una grande gioia,lui si è subito messo hai fornelli per preparare dei piatti tipici tarantini io invece non riuscivo a fare nulla, solo sognare l'attimo dell'incontro ma ecco che arriva quel fatitico giorno in cui dal balcone li vedo arrivare,portavano vini, pasticcini e fiori, un abbarccio che non finiva mai ed io nascondevo le lacrime,abbiamo chiacchierato a lungo a tavola una si imbratta i colzoni di sugo e l'altro la camicia,poi ci avviamo alla fine del pranzo bevendo caffè grappa e limoncello ( io no, sono astemia ) poi le foto ricordo, naturalmente sono stati fotografati anche i piatti.
Ma ecco il momento dei saluti e abbracci, io li ho salutati ma dentro di me speravo di rivederli ancora e pensavo, chissà se conoscerò gli altri amici della chatt.
Sono partiti ed io gli ho dato un pezzo del mio cuore.
Ciao Pachino ciao Leonardo.ve, GRAZIE, GRAZIE, mi avete regalato la luce dei vostri cuori,la luce dell'amicizia,spero di rivedervi presto.
Ringrazio anche gli amici della chatt che tutti i giorni mi sostengono moralmente, non è facile ma piano piano stò accettando tutto questo grazie a voi.
VI VOGLIO BENE CON AFFETTO MIMMA

sabato 23 aprile 2011

LA RESUREZZIONE



Cosparsa di strie rosate,
come oro fiammeggia l'alba,
mentre argentea luccica
la rugiada sul prato.

Sulla terra a vegliare
ci sono solo gli Angeli:
dell'evento vogliono essere
gli unici testimoni.

Ad un tratto il sepolcro,
dov'è Gesù tumulato,
si mette a tremare forte
e a sussultare più volte.

L'enorme lastra di pietra,
che ne sbarra l'ingresso,
viene allora spazzata via
da una forza sovrumana.

Subito dopo ne balza fuori
il divino Agnello Immolato,
che è molto bello a vedersi
con il suo volto radioso.

Ha un sorriso smagliante,
tutto acceso d'amore;
ha un cuore stracolmo
di perdono e di bontà.

Al cielo infine ascende
e fa ritorno al Padre suo,
circondato da uno stuolo
di stupendi Cherubini.

Però prima ha Egli voluto
sconfiggere la morte
riscattando dal peccato
ogni uomo della terra

RICCARDO

GIOVANNA SCRIVE

GIOCHI DI NUVOLE
Stò guardando il cielo che stamattina mi sembra,particolarmente ,bello ,.osservo le nuvole bianche ,una diversa d'allaltra,piccole ,grandi in forme diverse ,sembra che un pittore si stia divertendo ,con il pennello . poi eccoche' appaiono anche delle rondini ,,che si intagliano tra le nuvole ,è veramente uno spettacolo offerto dalla natura,,basta osservare attentamente quello che ci circonda ,provate .....

RIFLESSIONI DI PINO VANGONE



Giova ricordare come appresso, i cenni storici della Festa della S. Pasqua riportati già nella introduzione alle riflessioni dello scorso anno. Come festa, non con lo stesso significato, era già esistente al tempo di Gesù e si celebrava nella prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di primavera; con essa gli ebrei ricordavano la liberazione, ad opera di Mosè, del popolo di Israele dalla schiavitù degli egiziani. Il termine Pasqua, in greco e in latino “pascha”, proviene dall’aramaico: pasha, che corrisponde all’ebraico pesah, il cui senso generico è “passaggio” “passare oltre”; gli ebrei ricordavano l’attraversamento del Mar Rosso, che costituiva il cambiamento dalla vecchia vita di schiavitù alla nuova vita intrapresa dopo il loro insediamento nella terra promessa avvenuto successivamente ad opera di Giosuè.
Gesù nell’ultima cena, nel festeggiare la Pasqua ebraica, ha annunciato ai discepoli la Sua imminente fine che sarebbe avvenuta per mano dei responsabili del popolo ebraico, aiutati anche dal tradimento di un discepolo che era seduto al suo stesso tavolo.
Quindi Gesù ha voluto innestare la nuova Pasqua in quella ebraica ma il significato, se pur conservato nel solo vocabolo: “passaggio”, assume un valore completamente nuovo perché con tale ricorrenza i cristiani ricordano la morte ma soprattutto la risurrezione di Gesù Cristo, “passaggio” e liberazione da ogni limite e schiavitù.
Per capire poi il senso profondo della Pasqua, risulta utile riportare di seguito alcuni stralci della lettera di San Paolo ai Colossesi ed alcuni passi del vangelo di Giovanni: “Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di Lui riconciliare a Sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di Lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (lettera di S. Paolo ai Colossesi Cap.1, versett19-20), Gesù stesso afferma: “E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv. 12, 32) così pure afferma: “…Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24), quindi, sempre nell’obiettivo di avvicinare l’uomo e tutte le cose visibili ed invisibili a Sè, il Divino si è piegato fino alla morte ed alla morte di croce.
Tale evento non può e non deve essere visto disgiunto dagli eventi della “risurrezione” che, con la frantumazione del limite massimo della natura che è la morte, apre la strada alla nuova realtà ed è proprio il dare credito al connubio tra la morte e risurrezione che regala all’uomo il rapporto nuovo di figliolanza con Dio. L’uomo da tale nuovo rapporto, sente in sé quella Pace che gli fa vedere con chiarezza la sua nuova meta che diventa la persona di Gesù da incontrare e seguire, tutto ciò migliora anche il rapporto dell’uomo con la natura in attesa che l’incontro si realizzi pienamente.
Ancora Paolo nella lettera ai Colossesi indica: “un tempo eravate stranieri e nemici con la mente intenta alle opere cattive che facevate, ora Egli vi ha riconciliati per mezzo della morte del suo corpo di carne, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto” (Cap.1, versetto 21) Pertanto, la morte in croce di Gesù, che la natura presenta e vede come una sconfitta della Sua missione, illuminata dalla fede della Sua risurrezione, diventa anch’essa attrazione per l’uomo che è alla ricerca della Verità; infatti il crocifisso diventa il simbolo universale degli appartenenti alla nuova religione e punto di attrazione per quelli che, smarriti e confusi, si mettono con sincerità alla ricerca del senso profondo della vita. Il cristiano non si ferma alla croce ma l’attraversa come una porta verso “la risurrezione” e verso la bellezza della “nuova vita”; “la Pace e la Grazia” lo pervadono interiormente e incomincia a vedere le cose con una prospettiva diversa più gioiosa e disponibile ad accettare e concedere il perdono, avvertendo, in maniera chiara, l’appartenenza alla famiglia di Dio che lo libera dai pesi della vita vecchia e lo incentiva ad una limpidezza di condotta guidata dalla voce dello Spirito. Il cristiano acconsente che la stessa Forza vitale, che ha operato la risurrezione di Gesù, operi in lui quella trasformazione che lo rende degno di entrare a pieno titolo in quella realtà nuova proposta dall’evento stesso e che diventa definitiva con la seconda venuta di Gesù alla fine dei tempi.
Più è ardente l’Amore che il cristiano nutre per Gesù più prende sul serio la risurrezione dei morti e la vita eterna che lo attende nell’altra realtà. Aumenta inoltre il proprio convincimento che come è successo per Gesù, che è morto ed è risorto, accadrà anche a lui. Infatti ancora Paolo nella lettera ai cristiani di Colosse annuncia parlando di Gesù: “Egli è anche …, il primogenito di coloro
che risuscitano dai morti”
Che la risurrezione è per tutti quelli che hanno fiducia in Lui è riferito esplicitamente da Gesù che parlava ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita”” (capitolo 14 del vangelo di Giovanni). In un’altra occasione parlando con Marta sorella di Lazzaro
Gesù le dice: «…Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno…”(Giovanni 11,25)
E’ con tali pensieri che auguro a tutti voi una buona Pasqua di risurrezione.

BUONA PASQUA



Che questa domenica di Pasqua possa portare pace e serenità a chi soffre e avvolgere con un abbraccio di gioia te ed i tuoi familiari.

" L'SCARCEDDE"




PassioneRossoblu nel suo spazio culinario descrive in maniera dettagliata la preparazione di un dolce tipico della tradizione tarentina. A Taranto, tra i dolci di Pasqua troviamo la scarcella, davvero gustosi che si possono realizzare in forme diverse e decorate a piacimento. Una ricetta pasquale che potrete realizzare con i vostri bambini, visto la facilità nella preparazione e la bontà di questi prelibati dolcetti. Le scarcelle possono avere svariate forme: colombe, cestini, panieri, ciambelle.
"L' SCARCEDDE"
Ingredienti: per 6 - 8 persone
gr. 500 di farina
un pizzico di sale
gr. 100 di zucchero
gr. 100 di olio ev d'oliva
2 tuorli d'uovo
latte tiepido
2 uova intere
1 bustina di vanillina
1 buccia grattugiata di limone
zucchero q.b
codette colorate
carta forno
Preparazione:
Setacciate la farina a fontana sulla spianatoia, ricavate un incavo nel centro, mettete sale, zucchero, olio, i tuorli e impastate il tutto, aggiungendo il latte, un cucchiaio per volta, fino a ottenere un impasto omogeneo e consistente. Togliete un pezzetto di pasta e suddividete la rimanente in 3 parti, preparate tre cilindri di larghezza e lunghezza uguali, intrecciateli e poi uniteli a ciambella; in questo punto affondate un uovo col guscio e fermatelo col pezzetto di pasta messo da parte dopo aver fatto con questo 2 o 3 striscioline che incrocerete sopra l'uovo. Mettete la "scarcedda" su una placca rivestita di carte forno, dopo averla pennellata con l'uovo sbattuto con un cucchiaino di zucchero.
Infornate a 230° gradi per 30 minuti ca.Potete farle a forma di agnello o di colomba o treccia o cestino o ancora coperti da una glassa.
Per la Glassa o u'scìleppé: Ingredienti:
500 gr di zucchero acqua q.b
2 albumi limone
Preparazione:
Mettete lo zucchero in un tegame e ricopritelo di acqua. Fate cuocere a fuoco lento continuando sempre a girare. Quando giunge ad ebollizione, con un cucchiaio di legno, prendete un po' di liquido e posatelo su un piatto:se il liquido non si spande, la glassa è pronta.A parte montate a neve gli albumi e aggiungeteli un po' per volta al composto continuando a girare.
Spruzzate un po' di limone per ottenere dei riflessi. Togliete dal fuoco e ponete la glassa in una terrina capiente di vetro o ceramica continuando a girare finché non si rassetta...Auguriamo a tutti Buona Pasqua.

venerdì 22 aprile 2011

RITI DELLA SETTIMANA SANTA A TARANTO






Storia.]I riti della Settimana Santa risalgono all'epoca della dominazione spagnola nell'Italia meridionale. Furono introdotti a Taranto dal patrizio tarantino Don Diego Calò, il quale nel 1603, fece costruire a Napoli le statue del Gesù Morto e dell'Addolorata.
Nel 1765 il patrizio tarantino Francesco Antonio Calò, erede e custode della tradizione della processione dei Misteri del Venerdì Santo, donò alla Confraternita del Carmine le due statue che componevano la suddetta processione, attribuendole l'onore e l'onere di organizzare e perpetrare quella tradizione cominciata circa un secolo prima.
Riti.Nella Domenica delle Palme, le due principali Confraternite di Taranto, quella di Maria SS. Addolorata e S.Domenico (sita nella Chiesa di S.Domenico Maggiore nel Borgo Antico) e quella di Maria SS. del Carmine (sita nella omonima chiesa nel Borgo Nuovo), convocano in assemblea straordinaria i propri iscritti in regola con l'amministrazione e che non siano incorsi in sanzioni disciplinari, ed effettuano le "gare" per aggiudicarsi l'onore di partecipare alle due processioni, il Pellegrinaggio della Vergine Addolorata e la Processione dei Sacri Misteri. All'inizio dell'assemblea, il segretario o uno degli assistenti del Priore bandisce l'asta che prosegue fino a quando l'offerta più alta non è superata da altre offerte. A questo punto il simbolo (o statua) viene aggiudicata al confratello che ha fatto l'offerta maggiore. Il ricavato delle "gare" viene devoluto nel corso dell'anno, in favore di iniziative benefiche.
I Perdoni. Perdune dinanzi ad un SepolcroI Perdoni (le Perdúne dal dialetto tarantino) sono coppie o poste di Confratelli del Carmine, che nel pomeriggio del Giovedì Santo escono ad intervalli dalla Chiesa del Carmine per effettuare un pellegrinaggio verso le principali chiese del Borgo Antico e del Borgo Nuovo dove sono allestite i "sepolcri", altari della reposizione. Sono scalzi e vestiti con l'abito tradizionale che si compone di: un camice bianco stretto in vita e sui polsi; un rosario nero appeso in vita con medaglie sacre ed un crocifisso, pendenti sulla destra del camice; una cinghia di cuoio nero attaccata in vita e fatta pendere sul lato sinistro del camice, rappresentante la frusta che colpì Gesù; una mozzetta color crema abbottonata sul davanti; due scapolari recanti rispettivamente le scritte ricamate "Decor" e "Carmeli" in seta blu chiaro; un cappuccio bianco con due forellini all'altezza degli occhi; un cappello nero bordato con nastro blu chiaro, dai cui lati scendono altri due nastri anch'essi blu, indossato in testa sul cappuccio o appoggiato sopra le spalle, fissato in vita con un nastro che viene fatto passare attraverso un'asola che si trova nell'abbottonatura della mozzetta; una corona di sterpi poggiata sul capo; guanti bianchi. I Perdoni portano inoltre una mazza alta circa due metri che simboleggia l'antico bastone dei pellegrini: infatti le Perdúne sono così chiamati in ricordo dei pellegrini che si recavano a Roma per ottenere il perdono dei peccati. Un'altra teoria, riconducibile allo studioso di tradizioni tarantine Angelo Fanelli, vuole, invece, che il termine derivi dalla deformazione dialettale di "bordone", cioè del nome del bastone uncinato che usavano i pellegrini. Un dondolio chiamato in dialetto "nazzecata", caratterizza l'incedere lentissimo dei confratelli penitenti.
L'uscita dei Perdoni è il primo atto della Settimana Santa tarantina che coinvolge l'intera cittadinanza.
Il Pellegrinaggio dell'Addolorata. Croce dei Misteri dell'Addolorata L'Addolorata di S.DomenicoQuesta processione parte alla mezzanotte tra il Giovedì e il Venerdì Santo dalla chiesa di San Domenico Maggiore, portando la statua della Madonna Addolorata, e procede per le strade del Borgo Antico e poi del Borgo Nuovo secondo il seguente percorso:
Chiesa di San Domenico Maggiore - Pendio San Domenico - Piazza Fontana - Via Garibaldi - Discesa Vasto - Ponte Girevole - Via Matteotti - Via Margherita - Via d'Aquino - Via Cavour - Via Anfiteatro - Via Berardi - Piazza Maria Immacolata - Sosta nel Monastero di Maria SS. Immacolata - Via d'Aquino - Via Margherita - Ponte Girevole - Piazza Castello - Via Duomo - Chiesa di San Domenico Maggiore.
I confratelli, che procedono a ritmo lentissimo accompagnati dalle marce funebri, sono vestiti con l'abito tradizionale che si compone di: un camice bianco stretto in vita e sui polsi; un rosario nero, con medaglie sacre ed un crocifisso, appeso in vita e pendente sulla destra del camice; una cinta di stoffa nera bordata di bianco con quattro fasce alle cui estremità sono applicate due nappe, e pendenti sulla sinistra del camice; una mozzetta nera bordata di bianco, abbottonata sul davanti e con una piastra di metallo raffigurante l'Addolorata; un cappello nero bordato di bianco, appoggiato sulle spalle e fissato in vita con un nastro che viene fatto passare attraverso un'asola che si trova nell'abbottonatura della mozzetta; un cappuccio bianco con due forellini all'altezza degli occhi; una corona di sterpi poggiata sul capo; calze e guanti bianchi; scarpe nere con lacci neri e coccarde di nastro bianco e bottoncini neri applicati su di esse. La processione è composta dalla Troccola, strumento che apre la processione, le Pesàre che rappresentano le pietre scagliate verso Gesù, la Croce dei Misteri, la Terza Croce, la Seconda Croce, La Prima Croce, il Trono, l'Addolorata. È accompagnata da due bande che suonano marce funebri. Vi sono inoltre quattro coppie di poste prima dei Crociferi e due prima del Trono, nonché tre Mazze che hanno il compito di mantenere ordinata la processione e di sostituire i confratelli in caso di necessità:
La processione si ferma a San Giuseppe, una Chiesa situata su Corso Giuseppe Garibaldi, illuminata e aperta per la lettura del passo del Vangelo che narra la ricerca di Gesù da parte della Madre. La processione rientra nella chiesa di San Domenico Maggiore nel pomeriggio del Venerdì Santo.
La processione dei Misteri. La bussata del Troccolante Particolari del Gonfalone e della statua dell'Ecce Homo La statua di Gesù MortoQuesta processione esce alle cinque del pomeriggio del Venerdì Santo dalla chiesa del Carmine, portando le statue che simboleggiono la passione di Gesù, e procede per le strade del Borgo Nuovo secondo il seguente percorso:
Chiesa del Carmine - Piazza Giovanni XXIII (ex - Piazza Carmine) - Via D'Aquino - Piazza Maria Immacolata - Via Di Palma - Via Regina Elena - Sosta nella chiesa di San Francesco di Paola - Via Anfiteatro - Via Massari - Piazza Giovanni XXIII (ex - Piazza Carmine) - Chiesa del Carmine.
I confratelli sono vestiti con l'abito tradizionale dei Perdoni e procedono a ritmo lentissimo accompagnati dalle marce funebri. La processione è composta dalla Troccola, strumento che apre la processione, il Gonfalone ovvero la bandiera della confraternita, la Croce dei misteri, il Cristo all'Orto, la Colonna, l'Ecce Homo, la Cascata, il Crocifisso, la Sacra Sindone, il Gesù Morto, l'Addolorata (appena essa esce sulla piazza, verso le otto di sera, si chiude il portone del Carmine, ed anche questo è un momento toccante). È accompagnata da tre bande che suonano marce funebri, ed effettua durante il percorso una sosta nella chiesa di San Francesco da Paola. Vi sono inoltre tre coppie di poste sistemate davanti alle statue e sette Mazze che hanno il compito di mantenere ordinata la processione e di sostituire i confratelli in caso di necessità:
La Troccola
Banda
Il Gonfalone
La Croce dei Misteri
Coppie di Poste (3)
Il Cristo all'orto
Coppie di Poste (3)
La colonna
Coppie di Poste (3)
L'Ecce Homo
Coppie di Poste (3)
La Cascata
Coppie di Poste (4)
Il Crocifisso
Coppie di Poste (4)
La Sacra Sindone
Banda
Coppie di Poste (4)
Gesù morto
L'Addolorata
Banda
Mazze (7)
La processione rientra nella chiesa del Carmine la mattina del Sabato Santo e lo fa con un rito particolare: il Troccolante (ossia il Perdono incappucciato che guida la processione) batte per tre volte su un'anta (generalmente quella destra ma nel 2009 e nel 2010 i colpi sono stati effettuati sull'anta sinistra perché il Troccolante era mancino) della chiesa del Carmine e lo fa utilizzando la punta della sua mazza che poggia sul terreno. Questo è uno dei momenti più attesi ed affollati di tutta la processione. È il preludio di momenti di tristezza e di meditazione sino alla mezzanotte, quando le campane delle chiese con il loro rintocchi annunciano che Cristo è risorto, ponendo fine ai riti della Settimana Santa tarantina.
Le statue dell'Addolorata.Le statue dell'Addolorata che vengono fatte sfilare nelle due processioni sono solo apparentemente uguali:
volto: piccoli dettagli le rendono espressivamente differenti;
aspetto: quella del Giovedi Santo (San Domenico) è alta quasi un metro e ottanta ed ha una figura più snella, mentre quella del Venerdi Santo (Carmine) è più bassa ed ha il viso più rotondo.
datazione: quella del Venerdì Santo (Carmine) è molto più antica di quella del Giovedì Santo (San Domenico);
simboli: entrambe le statue hanno nelle mani un cuore trafitto e un fazzoletto, ma quella del Giovedì Santo (San Domenico) ha il cuore nella mano sinistra ed il fazzoletto nella destra, mentre quella del Venerdi Santo (Carmine) ha i simboli invertiti.
Oltre ad avere i simboli invertiti, il cuore dell'Addolorata del Giovedì Santo (San Domenico) è trafitto da un solo pugnale sempre a forma di cuore conficcato al centro, mentre quella del Venerdì Santo (Carmine) ha il cuore trafitto al centro da un pugnale con l'impugnatura a croce e da due stiletti posti accanto, uno a destra e l'altro a sinistra, al pugnale e in posizione obliqua verso l'esterno.
Confraternite a Taranto. I cortei penitenziali che si svolgevano a cura dei vari sodalizi della citta. Foto del 5 aprile 1995Ai riti della Settimana Santa fino al secondo conflitto mondiale parteciparono assiduamente anche i vari sodalizi di Taranto oltre al Carmine e all'Addolorata con dei cortei penitenziali il giovedì e il venerdì santo che visitavano gli altari della reposizione nelle varie chiese. La confraternite tarantine sono queste:

Reale arciconfraternita di Maria santissima del Rosario (dopo il 1571)
Arciconfraternita del Santissimo Sacramento (1540)
Arciconfraternita del patriarca San Giuseppe (1639)
Confraternita di Maria Santissima Immacolata (prima del 1578)
Confraternita di San Gaetano di Thiene (1657)
Confraternita di Santa Maria della Mercede (seconda metà XVII secolo e soppressa nel 1905)
Confraternita di Santa Maria di Costantinopoli sotto il titolo dei Santi Cosma e Damiano (1580)
Confraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini (Seconda metà del XV secolo)
Confraternita di Maria santissima del Carmine (1675)
Confraternita di San Cataldo eretta in Santa Caterina (XV secolo)
Confraternita di Santa Maria della Scala (1670)
Confraternita del Santissimo Crocifisso e Purgatorio (1585)
Confraternita del Santissimo Nome di Gesù, detta "del Santissimo Nome di Dio" (1580)
Confraternita di Maria santissima Addolorata e San Domenico (1670)
Confraternita di Santa Maria della Pace (1673)
Confraternita di San Nicola da Tolentino e Sacra Cintura (prima del 1600)
Reale confraternita di Sant'Antonio di Padova (1680)
Confraternita della Santissima Croce (1834)
Confraternita di Santa Maria di Piedigrotta e dei Santi Gennaro e Catello (1895)
Confraternita di Maria santissima dei Martiri e San Marco (1941)
Confraternite moderne:

Confraternita dei Santi Medici (1999)
Confraternita di Sant'Egidio Maria di San Giuseppe (2001)
Confraternita di Santa Rita (2005)
Curiosità[modifica] I Perdoni a piedi nudiI Confratelli in abito di rito dell'Addolorata del Giovedì Santo (San Domenico), eccetto i Crociferi, hanno le scarpe mentre quelli dei Misteri (Carmine) sono tutti scalzi.
L'Addolorata della Chiesa di S.Domenico la mattina del Venerdì Santo, verso le ore nove, compie una sosta dalle Suore dell'Immacolata.
Tradizione prevede che l'Addolorata del Giovedì Santo sia salutata all'uscita dalla Chiesa di San Domenico Maggiore con l'esecuzione da parte della Banda della Marcia Funebre "A Gravame" composta agli inizi del Novencento dal Maestro Domenico Bastia e dedicata ad un giovane musicista della banda del Bastia scomparso in un tragico incidente sul lavoro.
I capelli di entrambe le Madonne Addolorate sono veri e i vestiti sono ricamati a mano.
L'Addolorata di San Domenico esce anche a Settembre per la festa a Lei dedicata sul calendario.
Se l'Addolorata del Giovedì Santo (San Domenico) non dovesse più uscire dalle Suore dell'Immacolata dopo la recita tradizionale del Santo Rosario l'organizzazione della Processione prevede il rientro della statua a San Domenico mediante un camioncino e la sospensione della Processione.
Le Pesàre sono portate da coppie di bambini figli di Confratelli.
L'uscita dell'Addolorata alla mezzanotte del Giovedì Santo da San Domenico è preceduta dal discorso dell'Arcivescovo di Taranto dal sagrato della Chiesa.
A causa della ripidità della scalinata di San Domenico Maggiore, l'Addolorata del Giovedì Santo è scesa a braccia e non a spalla.
Il Troccolante della Processione dei Misteri viene incappucciato solo dopo aver varcato il sagrato della Chiesa del Carmine, e subito dopo gli vien posto il cappello sul capo.

giovedì 21 aprile 2011

PENSIERO DELLA S.PASQUA DI GIOVANNA.VC


SIAMO ENTRATI NELLA ,SETTIMANA ,SANTA . LA SETTIMANA DOVE RICORDIAMO LA ,CROCIFISSIONE ,FLAGELLAZIONE ,MORTE E RESURREZIONE ,DI NOSTRO SIGNORE,GESU' CRISTO..CHISSà XCHE' MI SENTO TRISTE ,SARA' XCHE' PENSO HA TUTTO QUELLO CHE HA DOVUTO PATIRE X SALVARCI ,,SI E' OFFERTO COME CAPOESPIATORIO ,X I,NOSTRI PECCATI .. SE RIUSCISSIMO ALMENO HA CHIEDERE PERDONO ,,GESU' SI ALIETEREBBE ,DEL NOSTRO ,PENTIMENTO ..... PERDONACI ,SIGNORE !!!!!

E' TORNATA LA RONDINE



STO' GUARDANDO IL LAVORO DI UNA RONDINE ,CHE TUTTI GLI ANNI ,RITORNA NELLO STESSO NIDO .. MA DURANTE L'INVERNO ,IL NIDO SI E' UN PO' SGRETOLATO ,MA LEI IMPERTERRITA ,RICOMINCIA ,HA RIMETTERLO ,NELLA SUA IDENTICA FORMA .LA VEDO CHE VA' VIA ,POI RITORNA CON IL BECCO PIENO DI FANGO ,CHE MINUZIOSAMENTE,ATTACCA LA DOVE MANCA ,E' TUTTO UN ANDIRIVIENI DI VOLI ,POI SI FERMA ,E MI GUARDA ,COME SE VOLESSE DIRMI ,,COSA NE DICI ,HO FATTO UN BUON LAVORO ,.ED IO RIMANGO LI' ,VORREI POTERLE DIRE ,SI SEI STATA BRAVISSIMA ,,,, MA CREDO CHE L'ABBIA CAPITO !!!!!
GIOVANNA.VC

martedì 19 aprile 2011

LETTERA A LUCIA



Ciao lucia
dopo aver strascorso quasi cinquant'anni insieme,
per il volere sel Supremo ci siamo separati,
le mie giornate ora sono vuote,anche se
le figlie e i nipoti mi sono vicini,
a volte giro per la casa sperando di trovarti,
tu non ci sei,
ma ogni cosa mi parla di te,
mi siedo sul divano abbracciando il tuo cuscino.
Quando mi sento solo apro la finestra del mio cuore,
tendo le orecchie al vento,
una voce mi sussurra tutto l'amore della mia Lucia,
e non mi sento piu' solo,
sento il mio cuore che batte piu' veloce del vento,
quella voce mi dice,
Lucia e' sempre con te e non ti lascera' mai,
lei ti ama, come l'amo io,
questo amore e'cosi bello,cosi felice, cosi gioioso,
che non finira' mai.
Un giorno ti ritrovero' e solo allora resteremo per sempre insieme,
e' nessuno ci separera' mai.
Ti amo
non dimenticarlo mai.
MARINOLOSCO