lunedì 19 dicembre 2011
FALENA
Vorrei trasformarmi in falena questa notte,
una falena bianca che volteggiando attorno al lume,
scende ad accarezzare, con le ali,
l’ombra dei tuoi capelli sciolti.
Vorrei diventare lo zampillo di una fontana,
acqua fresca della sorgente dell’amore,
per placare la sete di quando cala la luna
tra le lenzuola di seta e il nostro calore.
Vorrei diventare suono di un violino,
che suona note intonate, e, nella notte
accarezzarti con il pensiero, accendendoti
di desiderio, creando con te un concerto dei sospiri.
Vorrei essere onda di mare
per cullarti avanti e indietro, come una barca al molo,
dondolata dalla passione che s’infrange e schiuma
mentre tu riposi tra le mie braccia, amore.
“troppe cose io vorrei”
Autore:riccardo2.co:
martedì 6 dicembre 2011
GUERRA
Sempre più affamato il nefasto leviatano
consuma le sue orge di sangue.
Piange la terra d’Africa, lacrime vermiglie.
Giovani, innocenti muoiono,
giovani assassini uccidono,
uccidono per patria, onore, fede,
ma pur sempre uccidono.
Ancora guerra,
i Potenti, assassini colpevoli,
comandano,discutono, trattano
ma uccidono.
Il loro leviatano interiore
non è mai sazio
RICCARDO
consuma le sue orge di sangue.
Piange la terra d’Africa, lacrime vermiglie.
Giovani, innocenti muoiono,
giovani assassini uccidono,
uccidono per patria, onore, fede,
ma pur sempre uccidono.
Ancora guerra,
i Potenti, assassini colpevoli,
comandano,discutono, trattano
ma uccidono.
Il loro leviatano interiore
non è mai sazio
RICCARDO
domenica 4 dicembre 2011
SANTA BARBARA
La vita
Nacque nel III secolo d.C. in Asia Minore, in quella che è l'attuale ?zmit, porto della Turchia, a quei tempi Nicomedia, per poi trasferirsi a Scandriglia, in provincia di Rieti.
La leggenda vuole che suo padre Dioscuro, di religione pagana, l'avesse rinchiusa in una torre per proteggerla dai suoi pretendenti. Inoltre, per evitare che utilizzasse le terme pubbliche, egli gliene fece costruire di private. Barbara, vedendo che nel progetto vi erano solamente due finestre, ordinò ai costruttori di aggiungerne una terza, con l'intenzione di richiamare il concetto di Trinità. Quando il padre vide la modifica alla costruzione intuì che la figlia poteva esser diventata cristiana.
La madre di Barbara aveva già abbracciato segretamente la religione cristiana, finendo col rivelare il suo segreto alla figlia. Questa, dopo aver sentito alcune delle preghiere, percepì Gesù all'interno del suo cuore e diventò così cristiana; coinvolse nella sua nuova passione anche la sua amica Giuliana, convincendola a convertirsi e a pregare insieme a lei.
Il padre decise allora di denunciare sua figlia al magistrato romano che, in quei tempi di persecuzione, la condannò alla decapitazione prescrivendo che la sentenza venisse eseguita proprio dal genitore dopo due giorni di feroci torture. Queste iniziarono con una flagellazione con verghe, che secondo la leggenda si tramutarono in piume di pavone e per questo motivo spesso nella sua iconografia la santa è raffigurata tenendo in mano delle lunghe piume, quindi venne torturata col fuoco ed ebbe le mammelle tagliate e quindi decapitata. Era il 4 dicembre dell'anno 306. Secondo la leggenda, Dioscuro procedette all'esecuzione, ma subito dopo venne ucciso da un fulmine, interpretato come punizione divina per il suo gesto. Con lei soffrì lo stesso martirio anche Giuliana.
MIMMA
giovedì 24 novembre 2011
LETTERA TRA MADRE E FIGLIA
Dell'onza Annamaria
Grazie mamma per oggi per aver sistemato la cucina,grazie per le pettole grazie per le coccole che mi fai quando mi vuoi aiutare,per quando sei venuta a casa quando ero triste grazie di essere venuta a vivere qui anche se dici che ti sei pentita ma lo s'ho che passi un brutto periodo ma ricordati che ci siamo io e ale che ti vogliamo un sacco di bene mamma non riesco a pensare un giorno senza di te,,,e di a papà di curarsi sono preoccupata per lui voglio che vive ancora almeno 40 anni vicino a me vi voglio bene
Pasculli Mimma
30 ottobre
Pasculli Mimma
AMORE MIO SAI QUANTO BENE TI VOGLIO,QUANTO NE VOGLIO A MANU E DANY ,VORREI VOLER BENE ANCHE A FEDE MA LEI NN MI ACCETTA E CREDIMI NE SOFFRO,VORREI AVERVI E VEDERVI SEMPRE UNITI E FELICI, VORREI VIVERE TANTO X DARVI SEMPRE IL MIO AIUTO E IL MIO AMORE MA A VOLTE MI LASCIO ANDARE E X QUESTO TI CHIEDO PERDONO,SAI MI PENTO DI ESSERMI TRASFERITA XKè MI MANCANO TANTO I GEMELLI MA SONO FELICE CHE SONO QUI CON VOI VORREI CHE ALE RIEMPISSE QUESTO VUOTO,MA IL NOSTRO CUCCIOLO E TANTO DOLCE E SONO SICURA CHE UN GIORNO LO RIEMPIRA',ANCHE IO SONO PREOCCUPATA X PAPA MA LUI E' TESTARDO XKè PENSA DI AVERE SEMPRE 20 ANNI, NN CHIEDERMI DI VIVERE ANCORA 40 ANNI XKè VI DAREI SOLO FASTIDIO MA LO SO CHE PER TE E ALE NN SONO UN FASTIDIO,PER QUESTO VI CHIEDO PERDONO SE A VOLTE IL MIO CERVELLO NN VA, E SE MI ISOLO E SOLO PER NN PENSARE ALLE COSE BRUTTE,VI ADORO VITA MIA VVB + DI ME STESSA. NOTTE STELLINA.FAI SOGNI SERENI. MAMMA
lunedì 14 novembre 2011
ECCO PER VOI UN RACCONTO DI RICCARDO
Questa è la storia di Bea la Trota iridea, e di Asso il Gambero di fiume,
altri partecipanti al racconto, Adone lo Scazzone, Leda la Lampreda, e Ottone il Vairone.
Mi raccontava mia mamma Carlotta che quando lei era giovane, nel fiume olona, vivevano molte specie di pesci,
tra queste c’erano anche i protagonisti della mia storia.
Nel tratto di fiume che va dal ponte della vecchia ferrovia Valmorea sotto l’abitato di Malnate, alla confluenza tra il fiume Lanza e il fiume Olona nel tratto che porta fino al ponte di Vedano.O, Il fiume era il parco divertimenti dei ragazzi che abitavano la piccola frazione di Gurone.
Nella valle tra il fiume dal lato ponente verso il paese di Bizzozzero, e la roggia molinara, lato a levante verso il paese di Gurone, vi erano dei grandi prati, e coltivazioni di granturco, e grano, dove i bambini del paese che accompagnavano i genitori al lavoro, potevano divertirsi a giocare sulle rive del fiume che in qui primi anni del 1900, era limpido e pieno di piccoli, e grandi pesci.
Mia Mamma un giorno mi raccontò la storia di Bea la trota iridea, e di Asso che si era perdutamente innamorato di lei, tra lo stupore di tutti i pesci del fiume.
Il loro rapporto più che d’amore, era di profonda amicizia, una amicizia tanto forte fino al punto che se un altro abitante del fiume, si fosse avvicinato a Bea, Asso lo avrebbe pizzicato così forte con le sue chele da farlo saltare fuori dall’acqua, dal dolore.
Un bel mattino di primavera Asso si accorse che Bea non stava bene e come le anche altri abitanti del fiume, giravano come ubriachi andavano a sbattere contro ogni roccia o radice sommersa, anche lui non è che stesse meglio degli altri, ma visto che la sua casetta era situata in un piccolo ruscello, che faceva da affluente al fiume, ogni tanto tornava lì prendeva una boccata d’acqua pulita, e poi con la sua corsa a ritroso tornava dai suoi amici per vedere cosa poteva fare per aiutarli.
L’acqua dell’Olona che fino a quel giorno era sempre stata pura e cristallina, cambiava continuamente di colore, e per di più aveva un sapore forte, come fosse stata avvelenata.
Asso non si perse d’animo e dopo essere tornato al suo ruscello a farsi una bella boccata d’acqua pura, tornò nel fiume e cercò di radunare più pesci possibile, compresa la sua amica Bea che ormai faticava a reggersi ritta, tanto era l’acqua avvelenata che aveva ingerito.
Adone lo Scazzone, e Ottone il Vairone, che si trascinava dietro, Leda la Lampreda, che attaccata con la sua bocca a forma di ventosa, sembrava più morta che viva, altri pesci li seguirono nel piccolo ruscello, tra loro anche una giovane copia di Sanguinerole, pesciolini piccoli ma molto belli e delicati, che in quelle acque non sarebbero vissuti per più di poche ore.
Praticamente in quattro e quattro otto, in quel piccolo ruscello, si formò una piccola arca di Noè acquatica, formata da copie di ogni specie di pesci del fiume Olona.
A questo punto cominciavano a sorgere problemi di sopravvivenza, visto che ogni una delle specie di pesci poteva essere preda dell’altra, all’apice di questa catena si poneva Bea che nel frattempo aveva trovato un compagno, poi scendendo di misura fino alla piccola coppia di Sanguinerole, che praticamente poverette potevano essere cibo per tutti .
Urgeva trovare una soluzione, perche se uno avesse mangiato l’altro, alla fine l’ultimo rimasto sarebbe morto di fame, allora Asso che come intraprendenza e senso del comando non era secondo a nessuno decise che tutti per un lungo periodo di tempo avrebbero cacciato solo gli insetti che cadevano in acqua, e chi avesse trasgredito al
suo ordine, sarebbe stato ricacciato nel fiume avvelenato da Bea, che con il suo compagno avrebbero garantito la pace nel ruscello.
Così passarono gli anni senza che nessuno si impegnasse per pulire le acque del fiume, anzi più il tempo passava e più il fiume era inquinato, nel nome del progresso, e tutti i pesci superstiti di quella catastrofe anche se un poco stretti vivevano la loro vita, cercando di evitare gli assalti degli unici nemici che avevano fuori dell’elemento liquido, questi nemici si chiamavano, Nerone l’Airone, Martino il pescatore multicolore, e Beatrice, la serpe dal collare, che non avendo altri che loro come prede, ogni tanto andavano a caccia in quel piccolo ruscello.
Ad ogni estate durante le secche del fiume quelli che ormai erano diventati i pronipoti, dei primi colonizzatori del ruscello, si accorsero che solo in quel momento le acque dell’Olona, erano più pulite grazie a tutte le sorgenti che entravano costantemente nel fiume, e così pia piano come fecero i loro antenati, iniziarono a colonizzare altri ruscelli della valle, compresi anche i due lavatoi che venivano alimentati anche loro da sorgenti, i detersivi allora ancora non venivano usati in maniera massiccia come oggi, le nostre Mamme e le nostre Nonne usavano saponi naturali che erano biodegradabili, e naturali, così una volta sciolti i acqua non davano che minimi effetti agli abitanti del ruscello.
Per molti anni noi ragazzi del paese avevamo il nostro segreto, salvaguardare quell’equilibrio delicato che si era venuto a creare, in quei piccoli ruscelli lunghi sono poche centinaia di metri larghi al massimo uno, con un’altezza di mezzo metro nei punti più fondi, praticamente vedevamo grosse trote che se messe di traverso erano in certi punti più grandi del ruscello.
Cosi arriviamo alla fine del mille e novecento, nella valle la crisi ha fatto si che molte industrie chiudessero i battenti, di conseguenza l’inquinamento del fiume diminuiva, fino hai nostri giorni che, fondale a parte, perche ci vorranno anni prima che questi fanghi velenosi riescano a sparire, ma le acque ora sono pulite, e pian, piano si è cominciato a vedere i primi pesci riappropriarsi di quello che era l’abitat dei loro avi.
Sarebbe stato meglio se le fabbriche avessero continuato a dare lavoro, e fossero state dotate di depuratori come in tutto il resto del mondo, ma fatto sta che la natura si è riappropriata di quello che per milioni di anni è stato suo.
Riccardo Avanzi
sabato 12 novembre 2011
AMORE FUGGENTE
Fuggisti luce del mio cielo,
fuggisti fonte d’ogni mia ispirazione,
fuggisti padrona dei miei versi,
e del mio cuore,
fuggisti tu che per me sei stata più del cielo,
fuggisti tu mia adorata.
Però nulla è eterno, niente di quello che fuggì ieri,
può tornare per fuggire oggi.
Il mio mondo oggi è triste,
oggi non riesco, non trovo l’ispirazione,
i miei versi si sono rabbuiati,
oggi si sono svestiti il bianco,
per mettere il nero, come nero è il mio cuore,
oscura è l’anima mia, grande è il vuoto lasciato nel mio petto,
sento solo un intenso dolore.
Ho perso quello che avevo, ho perso la speranza,
con te s’è perso anche il mio essere.
Che illuso fui quel giorno, a credere che potevo avere il tuo amore.
Ti dico addio personaggio fantasma,
dico addio a quell’amore che nulla fu,
io ti dico che tornerò con le mie poesie,
per potere restare lontano da te.
Scrivo oggi di questo amore, su un foglio di carta.
RICCARDO AVANZI
venerdì 11 novembre 2011
MI MANCHI
Mi mancano i tuoi capelli bianchi
dove affondavo le mie mani
per poi fermarmi dietro la nuca.
Mi manca la tua fronte rugosa
che accarezzandola segnava
il terreno arato della vita.
Mi manca il tuo naso
dove lasciavo scivolare le dita
come uno scivolo per bambini.
Mi mancano le tue labbra socchiuse
dal quale usciva l'alito della vita.
Mi manca il tuo collo
dove non gli davo respiro
per tutti i baci che gli davo.
Mi mancano le tue spalle
dove mi riparavo se avevo paura.
Mi mancano le tue braccia
quelle braccia che mi stringevano fino a soffocarmi.
Mi manca il tuo corpo
perfetto come un guerriero dell'antica grecia.
Mi mancano le tue gambe
che mi portavano lontano
fino a farmi volare.
Mi manca tutto di te
perchè da te prendevo la vita.
MIMMA
lunedì 7 novembre 2011
Genova grigia con i suoi tetti grigi,
col suo immenso mare grigio,
col suo immenso cielo grigio
genova tra monti e mare,
troppo vicini, troppo alti,
genova piange.
maltrattata, percossa, offesa,
genova la “superba”,
genova spogliata.
ora genova piange
maledetti !
genova ! riscàttati !
Autore: Alfred
martedì 1 novembre 2011
PER TUTTI COLORO CHE NON CI SONO PIU',LASCIANDOCI UN VUOTO NEL CUORE
Mi piace pensare che chi ci ha lasciato per andare lassu' ci dica cosi .
La morte non è niente, io sono solo andato
nella stanza accanto.
Io sono io. Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate mai un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva
ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa
come lo è sempre stato.
Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra
di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non è spezzato.
Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano, sono solo dall’altro lato
del cammino.
Charles Peguy
La morte non è niente, io sono solo andato
nella stanza accanto.
Io sono io. Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate mai un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva
ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa
come lo è sempre stato.
Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra
di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non è spezzato.
Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano, sono solo dall’altro lato
del cammino.
Charles Peguy
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